Viva Villa Verdi

Viva Villa Verdi
di Roberto Mottadelli e Sandro Vannini

Il Maestro è appena uscito

La sensazione è che lui sia appena uscito. Magari a bordo della sua carrozza da lavoro. Perché il Maestro si alza con il sole e ogni mattina attraversa la campagna di Sant’Agata. Vigne, grano, granoturco a perdita d’occhio, sotto il cappello la carezza familiare della nebbia padana, silenziosa compagna di strada. Il Maestro ferma i cavalli, verifica il lavoro dei suoi contadini, dispensa consigli e raccoglie informazioni.  

Solo più tardi si dedica alla musica, quando si ritira nel suo studio e compone, rilegge, studia, solfeggia cullato dal respiro della Villa. Rumori di sottofondo le pulsazioni che arrivano regolari e rassicuranti dalla cucina, dove il cuoco ha già cominciato a preparare le tredici portate d’ordinanza per la cena. Stasera ci saranno ospiti. 

Il Maestro è al leggio, strategicamente posizionato davanti alla finestra, e come sempre dalla partitura l’occhio scivola al cortile interno, viavai della servitù indaffarata, bottiglie di Bordeaux che arrivano dalla Francia e un paio di culatelli che distillano lo spirito della Bassa. In fondo la musica è solo lavoro, un meraviglioso lavoro. Villa Sant’Agata invece è la vita, il progetto di una vita che è nata in queste terre e ad esse è sempre rimasta legata a filo doppio. E che per mezzo secolo ha scaldato queste stanze.

Non musicista ma contadino e magùt, ossia muratore, così si definisce il Maestro. Per chi è abituato a leggere tra le righe e conosce il suo burbero minimizzare, contadino e magùt sono appellativi in scala minore, da tradurre in imprenditore agricolo e architetto. Il Maestro accetta le critiche alle sue opere, perfino quelle spocchiose dei detrattori parigini. È disposto a subire in silenzio i fischi del pubblico per un’orchestrazione infelice, o più probabilmente incompresa. Ma va su tutte le furie quando qualcuno mette in discussione la sua gestione delle terre, la scelta delle varietà botaniche da piantare e coltivare. Oppure l’allineamento delle stanze, la solidità delle inferriate e perfino la vernice con la quale sono state dipinte. Perché, a Sant’Agata, Verdi controlla tutto, in prima persona. Nessun architetto a interferire con il suo solido genio creativo. Se nella musica è costretto a confrontarsi con librettisti, scenografi e impresari, a Villa Sant’Agata non vuole intrusioni, e lo dice chiaramente nelle sue lettere: “detesto tutte le tirannie e specialmente le domestiche. Ora i Gran Giardinieri, i Gran Cuochi, i Gran Cocchieri sono veri tiranni di una casa. No no, di tiranni in casa basto io e so ben la fatica che io mi costo”.

Tirannia illuminata e fatica quotidiana nel corso di un’esistenza si traducono in un capolavoro: Sant’Agata è una sinfonia, musica che scaturisce dall’armonizzazione di una miriade di dettagli, tutti studiati con attenzione maniacale. Note che diventano frasi e movimenti. Orologi quadri e lampadari, radici foglie e statue, canali sentieri e casolari. Stanze, alberi, appezzamenti. Villa, parco, sconfinata campagna.  

La sensazione è che il Maestro sia appena uscito perché di sé non ama parlare. Che ci abbia lasciati soli sapendo che sarà Sant’Agata a cantare la sua vita. In ogni angolo si è condensata una storia, si è cristallizzata una sfumatura della sua personalità. È sufficiente guardare. E ascoltare, ovviamente. Quando ce ne saremo andati, forse il Maestro tornerà e si accenderà un sigaro, in attesa dei suoi ospiti.

Per celebrare il Bicentenario Verdiano, Laboratoriorosso ha pubblicato Viva Villa Verdi, un volume di grande formato e tiratura limitata interamente dedicato alla dimora del Maestro.

Protagoniste sono le foto scattate da Sandro Vannini, che ha colto ogni dettaglio degli interni (anche degli ambienti non visitabili, tuttora abitati dagli eredi) e del meraviglioso parco, distillandone l’essenza. Fotografie che indagano, rievocano e raccontano l’amore di Verdi per Sant’Agata e testimoniano l’attualità della presenza del Maestro, che davvero sembra non essersene mai andato da queste stanze: tutto parla di lui, ne rispecchia lo spirito e la personalità e pare attenderne pazientemente il ritorno.

Accompagna le immagini un testo di Roberto Mottadelli, storico dell’arte, che ricostruisce la storia della villa, ne descrive gli arredi più preziosi e significativi e soprattutto indaga il rapporto tra questo luogo, così privato e intimo, e la vita pubblica di Verdi. Fonti preziose sono l’epistolario di Verdi e di sua moglie Giuseppina Strepponi, le testimonianze dei loro amici e quelle degli ospiti più o meno illustri che oltrepassarono il cancello della villa. Ma anche i racconti e le testimonianze di Angiolo Carrara Verdi, che risiede nella dimora del Maestro insieme alla sua famiglia e ha raccolto aneddoti e ricordi dai genitori, dagli zii e dai nonni.

Completano i testi una introduzione del Professor Corrado Mingardi, storico raffinatissimo delle terre Verdiane e quindi di casa in Villa, e una prefazione del maestro Riccardo Muti, interprete sommo della musica e cultore del genio di Giuseppe Verdi. Il grande direttore d’orchestra è stato più volte ospite della Villa, così come molti altri protagonisti della musica italiana. Guardando oltre le finestre, oltre le magnolie e le statue del parco, ha scoperto inattese simmetrie tra le linee dei pentagrammi e quelle tracciate dagli aratri nella fertile campagna di Sant’Agata: il punto di contatto tra le due anime di Giuseppe Verdi.

EDIZIONE LIMITATA – 450 copie, numerate e firmate dagli autori
FORMATO – grande formato: 50 x 35, 50 x 70 aperto
INTERNO LIBRO – 280 pagine stampate su carta speciale Tatami di Fedrigoni
CONFEZIONE – rilegato a mano da artigiani italiani
COPERTINA – copertina in tela
EDIZIONI – italiana
PREZZO DI COPERTINA – € 1,650 (incluse spese di spedizione)       ACQUISTA

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